Una grossa perdita, quella che si è verificata in un allevamento di galline in provincia di Brescia. Infatti il titolare della struttura dovrà pagare un verbale e rispondere dell’accusa dell’uccisione di ben diecimila esemplari, morti che sicuramente gli comporteranno un grosso danno economico. Il tutto è avvenuto in un capannone in cui si trovavano le diecimila galline ovaiole: c’è stato un guasto al sistema di areazione così gli animali sono morti fra gli stenti e l’agonia, finendo asfissiati per il calore eccessivo. Come stabilito dalla legge, dovrebbe esserci in ogni allevamento del genere un sistema di ricambio dell’aria proprio per evitare eventi spiacevoli come questo.

In effetti il proprietario aveva provveduto ad installare tale sistema, il problema è stato il guasto improvviso che ha comportato la morte delle galline. Tuttavia il titolare aveva un’altra responsabilità che però in questi anni non ha affatto preso in considerazione: di norma gli impianti di allevamento devono avere un sistema di allarme, che avverte chi di dovere nel caso in cui dovesse guastarsi il sistema di areazione, in modo da evitare disastri. È stata aperta un’inchiesta in merito e gli investigatori hanno trovato che il proprietario non aveva affatto predisposto l’installazione di tali sistemi di allarma, come impone la legge.

Così, oltre al danno economico il responsabile dovrà rispondere a varie accuse, essendo egli stato indagato per il reato di uccisione di animali. Con un’accusa del genere l’uomo rischia una condanna alla reclusione che può durare anche fino a due anni. Purtroppo non si tratta di una novità per l’azienda in questione: lo scorso anno sempre sotto la stessa gestione, sono morte altre 200 galline ovaiole. Alle accuse citate si aggiunge un verbale, in quanto i carabinieri della forestale hanno multato il colpevole che ora sarà costretto a pagare una sanzione di tremila euro.

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