Era un attivista della Commissione Egiziana per i Diritte e le Libertà (Ecrf) l’ingegnere egiziano scomparso da circa 70 giorni; la stessa commissione che, assieme alla famiglia del giovane di 26 anni e i responsabili legali dello stesso, ha presentato una richiesta formale al Ministero dell’Interno egiziano per avere sue notizie. La vittima si chiama Ibrahim Ezz el-Din: un giorno come tanti stava tornando a casa nel quartiere di el-Muqattan quando degli uomini lo hanno fermato. Si trattava delle forze di sicurezza egiziane che senza se e senza ma, lo hanno prelevato, caricato in auto e portato via, facendo somigliare il tutto a un rapimento.

La famiglia da allora non ha ricevuto più notizie del giovane e teme il peggio, ovvero un caso analogo a quello di Giulio Regeni. Il governo non ha ancora risposto alle svariate richieste da parte dei legali e dei cari del giovane; si teme che come Regeni, possa essere torturato o addirittura ucciso. Quest’ultimo caso cominciò in maniera analoga, poi il ricercatore friulano venne trovato privo di vita nella mattinata del 3 febbraio 2016 sul ciglio di un’autostrada; era stato rapito nel mese di gennaio, meno di 10 giorni prima e sul suo corpo furono trovati segni di tortura.

Una delle differenze fra i due giovani è che Ibrahim non è straniero ma è egiziano, infatti è nato e cresciuto al Cairo e lì è sempre vissuto fino al momento della sua scomparsa misteriosa. Anche le maggiori autorità della polizia hanno affermato di non conoscere i dettagli del suo rapimento, di non sapere le sorti del giovane ingegnere. L’organizzazione Ecrf sta seguendo il caso con la massima attenzione ma purtroppo ad ora non hanno ottenuto risultati. I responsabili dell’associazione hanno solo constatato che Ibrahim è stato preso dalla strada con la forza e da quel momento sono andate perse le sue tracce.

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