Dopo la serie TV il luogo del disastro nucleare continua a far parlare il mondo intero, e stavolta sono degli scienziati a mettere mano sull’argomento. Infatti un’équipe di ricercatori dell’università di Portsmouth ha trovato un modo per rivalorizzare l’area di Chernobyl e rilanciare l’economia del luogo, che per troppo tempo è stato dimenticato. Così è nata l’idea di produrre Atomik, la prima vodka della storia prodotta con il raccolto di Chernobyl. La società produttrice si chiama Chernobyl Spirit Company e l’intento principale è quello di risollevare le comunità colpite dal disastro grazie ai guadagni delle vendite.

Atomik è prodotta con il grano di segale e con l’acqua, entrambi gli ingredienti sono contaminati e provengono direttamente dalla centrale. Tuttavia, come spiega il professore, nel processo di distillazione le scorie radioattive restano assieme alle altre impurità, nei prodotti di scarto, quindi il distillato è perfettamente sicuro. Questo dato è stato confermato dalle analisi di laboratorio, nel corso delle quali non sono state trovate tracce radioattive; quindi, come sostengono i ricercatori, è tutto sotto controllo e non c’è alcun pericolo. Ad oggi è stata prodotta una sola e unica bottiglia di Atomik, ma per il futuro ci sono grandi e ambiziosi progetti.

È stata una grande soddisfazione per il gruppo di scienziati dal momento che, sin dal lontano 1986 le condizioni economiche della regione non sono mai migliorate. L’orgoglio deriva dal fatto che è stato dimostrato che la terra contaminata non è del tutto priva di utilità ma può ancora essere valorizzata. Il professor Jim Smith, a capo del progetto, svolge questo tipo di attività sin dagli anni ’90 e ora ha portato alla realizzazione della prima bottiglia. Sono stati dati anche consigli su come servirla, liscia o mescolata con il Martini: in fin dei conti è una comunissima vodka con una nota un po’ fruttata e una storia alle spalle.

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