La storia di Mario Cerciello ha fatto indignare gli animi di molti in questi giorni, a partire dai parenti del carabiniere che è stato ucciso nella notte tra il 25 e il 26 luglio a Roma. La prima pista, fornita dalla vittima del borseggio, era completamente falsa e le forze dell’ordine stavano basando le indagini su informazioni fallaci, inventate. Si chiama Sergio Brugiatelli colui al quale hanno rubato lo zaino, e conosceva benissimo i suoi rapinatori: non si tratta di due magrebini come ha raccontato alla polizia, ma di due cittadini americani, responsabili dell’omicidio del carabiniere.

La verità è che Brugiatelli quella sera stava lavorando per conto di un pusher: da lui i due americani avevano comprato della cocaina. Questa versione è testimoniata dai filmati della telecamera di sorveglianza, che ha inquadrati i tre mentre si allontanavano dietro un angolo, uscendo dall’inquadratura. Brugiatelli però non ha consegnato cocaina ai ragazzi, ma solamente dell’aspirina tritata, che aveva spacciato per droga. I due si sono vendicati prendendo il suo zaino; subito dopo la vittima del furto ha chiamato, con il cellulare di un passante, il proprio cellulare e, a questo punto, i due gli hanno chiesto un riscatto di 100 euro e un grammo di cocaina.

Allora è scattata la denuncia ai carabinieri, in cui Brugiatelli ha palesemente dichiarato il falso, asserendo che ad averlo rapinato sono stati due magrebini. In questo modo ha depistato le indagini e la pubblica informazione: in realtà conosceva bene e temeva i due americani che ha truffato vendendo loro finta droga. Quando Mario Cerciello e il collega si sono recati sul luogo di scambio inoltre, non c’era nessuna pattuglia che li coprisse ma i due erano soli. Ora che i fatti sono venuti a galla, i due responsabili dell’omicidio sono indagati e su di loro pendono le accuse di omicidio aggravato e tentata estorsione.

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