Sono passati sette lunghi anni dall’inizio delle indagini sulla morte di Roberta Ragusa, 44enne che viveva insieme al marito in provincia di Pisa. Un processo complicato che ha avuto termine con la condanna definitiva del marito della vittima, Antonio Logli, che sconterà 20 anni di carcere per l’accusa di omicidio. La vicenda per anni è stata avvolta dal mistero: Roberta sparì nel 2012 e il suo corpo non è mai stato ritrovato; secondo alcuni non è mai morta, ma le testimonianze e i familiari della donna fanno credere che non sia così.

Secondo la ricostruzione che ha condotto alla sentenza finale, Roberta aveva scoperto la relazione extraconiugale del marito con Sara, la loro baby sitter. La donna è entrata in casa loro quando non era altro che una ragazzina: la sera della sua morte Roberta li avrebbe colti in flagrante, nel bel mezzo di un incontro intimo. Così è cominciata la lite, la 44enne era sconvolta per la scoperta del marito con l’amante e i due hanno iniziato a battibeccare. Ed è proprio al termine di questa lite che, secondo gli inquirenti, Antonio avrebbe commesso l’atto efferato di porre fine alla vita della moglie.

Dopo l’accaduto l’amante si è ufficialmente trasferita a casa di Antonio e ha vissuto con lui e con i suoi figli: questi hanno ammesso l’innocenza del padre sin dall’inizio. E fino all’esito finale hanno mantenuto la loro posizione, fatto che ha contribuito a complicare ancor di più il caso. Sono serviti mesi e mesi di indagini e intercettazioni per giungere alla conclusione; a incriminare Antonio fra le altre cose, ci sono delle intercettazioni in cui avvertiva l’attuale compagna, dicendole di buttare via tutti i cellulari con i quali i due erano soliti sentirsi. Ancora sono oscure però, le modalità con cui Roberta è stata uccisa.

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