A Castelfranco Emilia si è conclusa la vicenda della giovane prostituta uccisa lo scorso anno. Si chiamava Arietta Mata e aveva solo 24 anni: di origine era ungherese ed era venuta in Italia in cerca di fortuna. Ha vissuto nella più totale invisibilità, infatti è finita in un giro di prostituzione, dove veniva sfruttata in maniera disumana e senza alcun aiuto né appoggio familiare. Ad ucciderla lo scorso anno, nella notte tra il 20 e il 21 gennaio, è stato un suo cliente di 50 anni, o almeno un uomo spacciatosi per tale. Prima l’ha aggredita con violenza, poi l’ha massacrata e l’ha gettata sui binari, per rubare i soldi che la ragazza aveva addosso.

Il cadavere di Arietta è rimasto in obitorio per mesi e mesi, è stato difficile risalire alla sua famiglia; una volta contattati i genitori non c’è stata la possibilità di rimpatriare il corpo della figlia. Infatti la mamma e il papà di Arietta vivono in una regione rurale in condizioni di estrema povertà, non potendosi permettere il trasporto della salma. Così è stata organizzata una raccolta dal comune e dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Nell’attesa, si stanno affrontando tutti i processi burocratici per portare a termine il trasferimento.

A spiegare la difficoltà in cui viveva Arietta e come lei moltissime altre ragazze, Irene Ciambezi, membro della comunità che ha preso parte alla raccolta fondi. Le ragazze ungheresi, spiega, sono le più sfruttate in Europa: vengono scelte quelle provenienti da realtà rurali con bassi livelli di istruzione. Qui sono adescate dai ragazzi che le portano in Italia promettendo loro un futuro brillante; una volta arrivate nel nostro paese però, sono costrette a prostituirsi. Vivono alle dipendenze dei loro protettori, generalmente di origine albanese, giovani che si aggirano per strada come se nulla fosse; è una vera e propria tratta di schiave sessuali.

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