“Non mi presto a vivacchiare, a galleggiare”, queste le parole del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in riferimento al suo mandato, cominciato il primo giugno dello scorso anno. In un discorso tenutosi nella sala dei Galeoni di Palazzo Chigi il Premier ha reso ben chiare le sue prossime intenzioni, se non saranno presi veloci provvedimenti. Ci ha tenuto a sottolineare che si trova in buoni rapporti con entrambi i movimenti politici, ma con un appello, o meglio un ultimatum, si rivolge in particolare ai due leader del governo giallo-verde. Con un discorso breve ma incisivo, ha sollecitato le due forze politiche a onorare i punti del contratto di governo e portarli a compimento per il bene delle nazione.

La risposta deve essere chiara e rapida, il paese non può attendere ancora la realizzazione di quella che si crede, potrà essere un’Italia migliore per i nostri figli. Queste le parole del Presidente del Consiglio che pur non avendo menzionato un limite preciso, esorta i due Ministri, Di Maio e Salvini, a mantenere la parola e andare avanti col programma. A meno che non ci sia una dimostrazione in tal senso, il Premier ha annunciato le sue intenzioni, dichiarandosi pronto a rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica. Le dimissioni sarebbero una misura estrema e necessaria in quanto, in assenza di collaborazione, il suo ruolo sarebbe stato reso superfluo dal resto della compagine governativa.

Basta dunque con il clima da campagna elettorale in conclusione; sono stati fatti dei progressi dall’inizio del mandato, ma c’è ancora del lavoro da fare. Ha spiegato che le prossime manovre non dovranno aggravare il divario tra nord e sud, né aumentare l’Iva; in aggiunta a ciò non è mancata la frecciata ai ministri, che non devono prevalicare le sfere di loro competenza.

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