Un venerdì pomeriggio di fuoco in alcuni uffici a Virginia Beach, cittadina dell’omonimo stato situata a circa 300 km da Washington. Verso le 16 infatti si è consumata la follia di uno degli impiegati pubblici: costui all’improvviso ha cominciato a sparare all’interno dell’edificio governativo, aprendo il fuoco all’impazzata e uccidendo così alcuni suoi colleghi. Il bilancio è di 13 morti e tre feriti: di queste vittime, una è stata uccisa nella propria auto, mentre i corpi delle altre sono stati ritrovati su tre piani dell’edificio. La polizia è intervenuta tempestivamente e, sentendo gli spari ha capito da che punto della struttura provenissero quei rumori.

Si è trattato di un pomeriggio lungo e angoscioso, nonostante i tentativi dei poliziotti il killer non è uscito subito allo scoperto così che gli agenti, ritenendo di non avere altra scelta, gli hanno sparato uccidendolo. Tra i feriti c’è anche un ufficiale della polizia che si è salvato grazie al giubbotto antiproiettile. La vicenda è stata seguita anche dal presidente Donald Trump, che, come riferito dalla Casa Bianca, è stato tenuto aggiornato minuto per minuto. Agghiaccianti i racconti dei sopravvissuti, che hanno avuto dei momenti di terrore, vedendosi aggrediti dalla furia omicida. Hanno perso dei loro amici e colleghi nella sparatoria; come racconta Megan Banton, impiegata nei servizi pubblici, lei e un’altra ventina di persone sono state costrette a chiudersi in un ufficio nascondendosi e barricando la porta con una scrivania.

Virginia Beach è una città di 450mila abitanti ed è rimasta alquanto scossa dall’accaduto. Come riferisce il sindaco, è stato il giorno più devastante nella storia della città. Molto dura la reazione dei democratici, che vorrebbero una legge più severa, meno permissiva sul possesso delle armi. Ogni anno si verificano varie sparatorie aventi la stessa dinamica, eppure sul piano legislativo il problema è in uno stato di stallo, fermo così da tempo.

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