In questi giorni è giunta la notizia, triste per molti negozianti, della nuova sentenza della Cassazione. Infatti non potranno essere venduti olio, resina, infiorescenze e tantomeno foglie di cannabis sativa, a meno chetali prodotti non siano assolutamente privi di attività drogante. Dopo il successo risalente a un paio di anni fa, che ha visto la legalizzazione della cosiddetta cannabis light, permettendone la vendita nei negozi alla luce del sole, ecco cosa accade: dall’emissione della sentenza le forze dell’ordine hanno la piena autorizzazione a sequestrare i prodotti incriminati dagli scaffali ed eventualmente denunciare i rivenditori. Un danno economico non da poco, visto che negli ultimi anni il numero dei negozi di canapa è cresciuto vertiginosamente, arrivando alle mille unità in tutto il Paese.

La conseguenza immediata è che da giorni la polizia sta effettuando controlli a tappeto su tutto il territorio: un primo caso di sequestro c’è stato a San Salvario, a Torino, dove gli agenti hanno portato via le infiorescenze in vendita. Si traducono così in realtà le parole del Ministro dell’Interno Salvini che tempo fa minacciava la chiusura di tutti quelli che lui definiva “negozi di droga”. L’ultimo blitz delle forze dell’ordine è stato al Miracanapa a Torino, dove hanno confiscato circa 500 euro di merce. Le polemiche del proprietario non hanno tardato ad arrivare: infatti il commerciante afferma di lavorare da tre anni alla luce del sole, ora non potrà più commercializzare i prodotti maggiormente venduti.

Si tratta di infiorescenze di canapa e derivati, dato che la cannabis è considerata una sostanza psicotropa e stupefacente. Nel caso specifico, i prodotti in vendita non erano al di fuori dei limiti imposti dalla legge quanto a contenuto di THC; tale limite corrisponde allo 0,6% e, nel caso dei prodotti sequestrati è stata rilevata una concentrazione di principio attivo dello 0,3%. Il proprietario del negozio chiede aiuto sapendo che, di questo passo, si troverà senza lavoro.

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