Si chiamava Alessandro Sartor la vittima, un barista di 45 anni di cui tutti parlavano bene. I fatti sono accaduti a Tovena di Cison di Valmarino, in un bar nel trevigiano; tutto il paese era in agitazione, facendo i preparativi per il Giro d’Italia che avrebbe fatto una tappa anche da quelle parti. Ma venendo a quanto accaduto: due fratelli, giovani, entrambi potevano avere una ventina d’anni all’incirca. Questi hanno improvvisamente cominciato a litigare, prima con toni accesi, poi dopo le urla è partita anche la violenza fisica e i due hanno cominciato ad alzare le mani l’uno sull’altro. Quando la situazione è diventata insostenibile, Alessandro è intervenuto per sedare gli animi: è stato allora che i due l’hanno malmenato, prima con pugni dietro la schiena poi su tutto il corpo.

Ma il colpo fatale è stato quello che Alessandro ha ricevuto dietro la testa cadendo violentemente a terra. Il trauma è stato fatale e gli è costato la vita; il giovane si è spento sul colpo così che, nonostante sia stato lanciato l’allarme immediatamente dopo l’impatto, nessuno ha potuto fare nulla, i tentativi di rianimazione dei soccorsi sono stati del tutto inutili. I due giovani rissosi, sono stati prelevati sul posto e sono stati successivamente scortati in caserma dai carabinieri. Qui sono stati interrogati insieme ad altri testimoni che, trovandosi sul posto, hanno osservato lo svolgersi dei fatti.

Alessandro era benvoluto da tutti, molto conosciuto per le sue doti umane, per la sua empatia: la stessa che lo ha spinto a intervenire per fermare una lite. Spesso faceva volontariato, era fra i primi a proporsi quando c’era bisogno di aiuto. Così lo ricordano i concittadini, nel dolore più profondo assieme a quello dei genitori, che non hanno altri figli. L’incredulità e la rabbia dei suoi amici, perché “non si può morire così“.

 

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