Finalmente l’Organizzazione mondiale della Sanità ha espresso il suo parere, il verdetto definitivo nei confronti dei gamer più accaniti. Gamer, è così che si definiscono e vengono definiti quei ragazzi che dedicano più di qualche ora al giorno al loro videogioco preferito, per loro è molto più che un semplice hobby ma riveste una grande importanza nella loro vita. Purtroppo però anche gli eccessi in questo campo sono dannosi, come rivela l’Oms: ha classificato il gaming disordine nella categoria ICD-11. Per essere più chiari, l’ICD ovvero l’International Classification of Disease, è un sistema utilizzato a livello mondiale per classificare e descrivere le più disparate malattie, di ogni tipo. Un sistema del genere serve sia ai fini dell’epidemiologia, ovvero per determinare la percentuale di affetti di una nata malattia in un dato paese, sia per cercare di spiegare la patologia e gli eventuali trattamenti.

Quindi, spendere ore e ore della propria vita con un joystick è diventato allarmante, soprattutto per le nuovissime generazioni, che fra gli aggeggi tecnologici ci sono praticamente nate. Il gaming disorder, per rendere l’idea, si trova nella stessa categoria del gambling disorder, ovvero il disturbo di chi gioca d’azzardo in maniera compulsiva, in maniera dipendente senza riuscire a smettere per nessun motivo. Il dato è preoccupante perché lo schermo digitale prende il sopravvento sulle altre attività quotidiane, e il gamer comincia a trascurare i suoi doveri, le sue relazioni nella vita reale. Secondo la definizione dell’Oms c’è un impatto importante sulla vita sociale, scolastica o lavorativa, familiare e relazionale: se questo disturbo del comportamento va avanti per almeno 12 mesi si effettua la diagnosi.

Nonostante le parole dell’autorità, alcune associazioni di giocatori non l’hanno presa affatto bene, osservando che in Italia il problema non sussiste ma che, piuttosto, è evidente in altri paesi come la Cina. Tuttavia il testo dell’ICD-11 sarà operativo fra qualche tempo.

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