Chiedevano il rimborso di contributi pubblici spacciandosi per dipendenti comunali: così i truffatori hanno messo a punto un sistema criminale accumulando un bottino di circa 400mila euro. A capo di tutto c’era una donna di Siracusa, di 38 anni che ha organizzato e pianificato tutto nei minimi dettagli. Il gruppo operativo era composto da 12 persone: queste contattavano le vittime con una telefonata, a nome di enti locali o istituti di credito. Così adescavano le vittime, dicendo loro che, per sbaglio, era stato accreditato loro un contributo maggiore di quello dovuto, quindi avrebbero dovuto restituirlo. Quindi i religiosi si sono ritrovati a fare dei versamenti su delle carte prepagate pensando di restituire denaro al comune o alla regione.

Infatti nella telefonata, il “dipendente comunale” spiegava che, per accorciare i tempi e velocizzare il tutto, ma anche per evitare altri problemi del genere in futuro, sarebbe stato meglio accreditare la somma su una carta Postepay. Ecco come, nel giro di pochi minuti, i truffatori convincevano le vittime a versare somme che andavano dai 2mila ai 16mila euro. Al momento sono state individuare ben 86 enti, tutti imbrogliati allo stesso modo, tutti dalla stessa banda; si tratta di parrocchie, conventi e scuole cattoliche. Anche se sono ancora in corso delle perquisizioni, sono state sequestrate varie carte prepagate, libretti postali e cellulari. Gli intestatari delle carte prepagate erano solamente dei prestanome, e a loro spettava il 20% degli incassi.

L’inchiesta fatta dai carabinieri e dal Pm di Torino ha richiesto tempo ed energie e le forze dell’ordine probabilmente hanno ancora del lavoro da fare, poiché si pensa che ci siano altri enti che hanno subito truffe simili. Ad ogni modo, siccome eventi del genere sono di tendenza e non sembrano diminuire negli ultimi tempi, l’invito è quello di rivolgersi ai carabinieri e segnalare qualunque tipo di attività anomala.

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