Negli ultimi anni si sta diffondendo la tendenza degli shop online: basta un semplice click e dopo qualche giorno arriva il pacco direttamente a casa. Tuttavia c’è una classe che ne risente in maniera particolare, ovvero i commercianti alla vecchia maniera, i titolari delle botique, dei negozi di vestiti. Sempre più spesso infatti accade che, i clienti si presentano in negozio senza comprare nulla. Provano una marea di maglie, pantaloni e camicie per poi lasciarle nello scaffale invendute. Questo accade secondo le proteste dei diretti interessati, titolari delle attività; il problema è che, una volta tornati a casa, questi ipotetici – ma non troppo – clienti, acquistano online lo stesso capo provato in negozio a un prezzo più vantaggioso.

Chi gestisce un negozio di vestiti sicuramente conosce i prezzi concorrenziali del web e non può permettersi di abbassare i propri a tanto, quindi i negozianti hanno inventato una nuova strategia. Per provare un paio di scarpe, si pagano 10 euro, come garanzia, caparra che poi verrà detratta dagli acquisti successivi. Ecco i due volti della medaglia: da un lato il cliente che cerca il prodotto di qualità al prezzo più conveniente, dall’altro il commerciante che vede il proprio negozio inondato da clienti che provano e provano, ma non si decidono mai a comprare nulla.

Ma tutto ciò è legale? Non esiste una risposta precisa, da quanto dice il direttore generale di Confcommercio Tonelli, non c’è una legge che autorizzi una pratica del genere, ma non esiste neppure una legge che la vieti. Sembrerebbe un’evoluzione del mercato per mettersi al passo con i tempi; ovviamente però, il negoziante deve rendere i visitatori consapevoli del fatto che, una volta provato un articolo, bisogna versare la quota di 10 euro. I più appassionati di shopping non hanno mostrato altrettanta comprensione, scatenando sempre più polemiche per queste pratiche.

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