Sin dal 1973 negli Stati Uniti l’aborto è stato reso legale dalla Corte Suprema; tuttavia, ogni stato è libero di personalizzare tale legge applicando autonomamente dei limiti e dei criteri per decidere se e quando è opportuno interrompere la gravidanza. Un paio di giorni fa in Georgia, il governatore Brian Kemp, Repubblicano e conservatore, ha dunque stabilito una nuova visione della legge sull’aborto, apponendo qualche “piccola” modifica riguardo ai tempi. Questa nuova legge entrerà in vigore a gennaio portando il limite di settimane in cui è legale abortire da 20, com’è stato fino a questo momento, a 6. Ci saranno delle eccezioni a tale legge, per esempio nei casi di stupro, di incesto, o nel caso in cui la vita della mamma venga messa in pericolo, in queste circostanze vigerà una maggiore flessibilità in merito.

La decisione è stata presa in base al tempo in cui compare il battito cardiaco, ovvero alla sesta settimana di gravidanza, infatti in quei giorni l’embrione comincia a emettere le prime pulsazioni. L’argomento è molto dibattuto fra pro e contro, e le proteste non si sono fatte attendere.  Infatti fuori la sede governativa della Georgia ci sono state manifestazioni tutte al femminile, alcune donne indossavano copricapi e mantelli rossi.

Il governatore Repubblicano è consapevole di aver scatenato una bufera, sa le conseguenze alle quali va incontro: afferma che alcuni potrebbero sfidare lui e il suo team in tribunale, ma nonostante ciò è convinto nelle sue idee e intende portarle avanti. Secondo le parole di Kemp, la nuova legge è una tutela per la vita, che permette di proteggere tutta la vita sin dal suo inizio, una degna protezione. Continua dicendo che, seppur difficile la sua è una scelta giusta ma, intanto, continuano a mobilitarsi i movimenti femministi americani e non, per opporsi alla legge.

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