Parigi, nei giorni scorsi si è riunita la IPBES, ovvero l’Intergovernamental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, l’organismo dell’Onu deputato alla ricerca sulla biodiversità. È stato steso un nuovo e terrificante rapporto, firmato da 145 studiosi di ben 50 paesi differenti. Guardando al passato, i ricercatori hanno evidenziato come un buon 20% delle piante e degli animali sia andato in via di estinzione. Ai danni terrestri si aggiungono quelli alla barriera corallina, che rischia di scomparire e quelli alla fauna marina, che vive in un ambiente altamente inquinato e tossico. Ma le cause quali sono?

Ebbene, alla radice del grande male è stato ritrovato il surriscaldamento globale, che provoca tutt’una serie di cambiamenti a catena, mutazioni dell’ecosistema che coinvolgono oltre al clima, anche le vite di milioni di specie viventi. Parlando di numeri, si stima che circa un milione di esemplari, appartenenti sia al mondo animale che al mondo vegetale, saranno a breve estinti. Volendo fare un rapporto su numeri più piccoli, un animale su 8 è condannato a sparire per sempre dalla faccia della terra. È vero che nel corso della storia si sono verificate altre importanti estinzioni, ma questa è la prima volta che tale fenomeno è da attribuire unicamente all’attività umana. E per attività umana si intende, oltre che l’inquinamento ambientale con rifiuti non smaltibili, anche lo sfruttamento intenso delle risorse naturali. Tali attività sempre più spesso prevedono l’uso di pesticidi e sostanze tossiche, che vanno ad aggravare il danno ulteriormente.

Siamo agli sgoccioli, è vero, abbiamo portato il nostro pianeta all’esaurimento delle risorse, tuttavia secondo gli esperti siamo ancora in tempo per fare qualcosa o almeno tentare. Bisognerebbe attuare delle riforme politiche efficaci, tali da limitare l’emissione di determinati inquinanti e tali da porre un limite allo sfruttamento intensivo, che porta oltre ai guadagni, delle disastrose conseguenze ambientali.

 

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