Ci sono voluti giorni per ricostruire in modo più dettagliato possibile quanto avvenuto nella notte fra 11 e 12 aprile a Viterbo. Due ragazzi, rispettivamente di 19 e 21 anni, uno esponente e l’altro militante di Casapound, avvicinano una donna in un ristorante e le danno a parlare. Le offrono prima una birra, poi un amaro e nasce una certa confidenza. La serata prosegue con altre bevute, finché i due fanno una proposta alla donna: recarsi insieme ad una festa, che si tiene in uno dei luoghi di ritrovo di Casapound. I due essendone parte, hanno le chiavi; quindi tutti e tre si incamminano verso la presunta festa e, solo dopo aver aperto le porte di un locale vuoto, la donna si rende conto di essere caduta in trappola. Prima i due tentano un approccio sessuale, ma al rifiuto di lei uno dei ragazzi le sferra un pugno in un occhio stendendola al suolo, dal quale non riesce a rialzarsi, sia per il colpo sia per l’alcol che ha bevuto. Ed è a questo punto che si consuma la tragedia, i due abusano a turno della donna, filmando la scena con lo smartphone. Quando è finito tutto, hanno riportato la vittima davanti casa e li l’hanno scaricata, piena di lividi.

La donna si è svegliata la mattina successiva dolorante e si è recata al pronto soccorso, da cui è partita la denuncia per abusi sessuali. Mentre per gli avvocati difensori si tratta di un rapporto interpretato come consenziente, secondo il gip questa è una reiterata violenza sessuale, aggravata dai video registrati per continuare a schernire la donna, esibendola come un trofeo. Questi video sono stati trovati sui cellulari dei due ragazzi in un secondo momento, condivisi in un paio di gruppi di amici, accompagnati dai messaggi del padre di uno dei due: “cancella questa roba, butta il telefono”.

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