Dalla scoperta del primo antibiotico ad oggi sono passati meno di cento anni, eppure si va incontro ogni anno ad un fenomeno molto pericoloso, che ne riduce l’efficacia: la resistenza dei batteri agli antibiotici. Di cosa si tratta? L’uso massiccio e irresponsabile degli antibiotici porta i batteri a sviluppare un “meccanismo di sopravvivenza”, un adattamento genetico che li rende immuni all’azione del farmaco. Di conseguenza, sono in costante aumento le malattie che diventano incurabili e non si tratta sempre di malattie complicate ma di infezioni con cui è facile venire a contatto tutti i giorni: infezioni delle vie respiratorie, o ad esempio del tratto urinario. Secondo le stime dell’ONU, siamo arrivati ad un punto in cui i morti causati ogni anno dall’antibiotico resistenza sono circa 700mila. Se non si prendono provvedimenti quanto prima per invertire il trend, le statistiche parlano chiaro, i morti saranno in continuo aumento.

A maggior rischio sono coloro che vivono nelle zone più povere: si calcola che, entro il 2030 le morti potrebbero essere milioni, mentre nel 2050 potrebbero raggiungere i 10 milioni all’anno! C’è da preoccuparsi quindi, dal momento che anche le cure e le procedure cosiddette salvavita, in questi casi diventano molto più complicate e rischiose. Come sostenuto da Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS e co-presidente della IACG (UN Interagency Coordination Group), viviamo in un momento cruciale in cui è necessario agire per contrastare questa tendenza. Quando tutti o la maggior parte degli antibiotici diverranno inefficaci, ci saranno delle conseguenze sia sanitarie che economiche disastrose, le nuove generazioni quindi si troveranno ad affrontare indifese l’avanzare delle infezioni resistenti. Il report delle Nazioni Unite dà anche alcune raccomandazioni ai Paesi, come investire più risorse nella ricerca per trovare un’alternativa, ma soprattutto si chiede al personale medico di utilizzare in modo più prudente e responsabile gli antibiotici.

 

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