Fino a che punto può spingersi un gruppo di ragazzini per divertirsi? Questa volta a pagarne le spese è stato un pensionato di 66 anni di Manduria, Antonio Stano. Da tempo era stato preso di mira da una baby gang che non gli dava tregua, finché lo scorso 23 aprile, dopo diciotto giorni di ricovero in ospedale, è venuto a mancare. Si pensa che la morte sia dovuta a shock cardiogeno, almeno questo è il riscontro ma si attendono ancora i risultati dell’autopsia. La situazione andava avanti da tempo: già nel lontano 2012 Stano aveva sporto denuncia a carico di ignoti. L’uomo qualche tempo prima di morire aveva raccontato alla polizia delle aggressioni subite: gli bastava uscire per strada per ritrovarsi circondato da ragazzini, di 16-17 anni, che lo accerchiavano e cominciavano ad insultarlo, poi passavano alla violenza, sferzando calci e pugni. Si sentivano onnipotenti, erano soddisfatti per aver traumatizzato Stano, provavano una certa ebbrezza nel deridere l’uomo, come osserva il Procuratore della Repubblica del tribunale dei minori. Nel tempo questi atti vandalici sono diventati l’abitudine, ed è stato fin troppo facile, dal momento che il pensionato era solo e, per quanto molte persone sapessero quello che stava succedendo, nessuno ha mai parlato.

I giovani della baby gang avevano un gruppo su Whatsapp in cui si scambiavano materiale inerente Stano: insulti, prese in giro e video. Infatti quando lo bullizzavano nella pubblica piazza filmavano tutto, scambiandosi il materiale tra di loro. È stato grazie a questi video e alla testimonianza di una ragazza rimasta anonima che sono stati individuati i colpevoli; i quali non contenti delle aggressioni occasionali cittadine, una volta, stando a quanto raccontato da Stano prima della sua dipartita, sono entrati nella sua abitazione per derubarlo e picchiarlo. Ora i ragazzi dovranno rispondere all’accusa di omicidio preterintenzionale

Sono dure le parole del Procuratore di Taranto: se quelli che sapevano avessero parlato, oggi Antonio sarebbe ancora fra noi.

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