Nell’ultimo giorno della Pasqua Ebraica è avvenuta la strage, erano le 11:30 ora locale. C’erano almeno cento persone per la celebrazione religiosa nella sinagoga si Poway a San Diego. Da quanto riportato, l’esecutore è un ragazzo bianco di diciannove anni che, una volta entrato all’interno della struttura, ha cominciato a sparare. Il ragazzo è stato fermato e arrestato dalle forze dell’ordine, in seguito lo hanno sottoposto a un interrogatorio. Oltre che la Polizia sono intervenuti anche gli agenti dell’FBI. Il giovane assassino ha da subito rivendicato le sue motivazioni, appena entrato in sinagoga ha cominciato a urlare frasi antisemite.

Il bilancio delle vittime: in tutto ci sono tre feriti e un morto. Tra i feriti ci sono un rabbino, colpito a una mano ed una bambina, mentre la vittima che è stata sparata ed è morta è una donna. Secondo il dipartimento dello Sceriffo invece, diversi presenti hanno riportato ferite più o meno lievi, nulla di gravissimo, anche alcuni bambini sono inclusi fra questi; fortunatamente i restanti fedeli sono rimasti incolumi. Secondo la ricostruzione dei fatti e le evidenti rivendicazioni del 19enne attentatore, alla base della tentata strage ci sono ideali che hanno alle basi il suprematismo bianco. Sono ben ventinove i capi d’accusa con i quali il ragazzo responsabile della sparatoria è stato incriminato.

Questa tendenza pare che si stia diffondendo a macchia di olio negli Stati Uniti dove, appena sei mesi fa c’è stato un altro spiacevole evento molto simile. Si tratta del massacro avvenuto a Pittsburgh in Pennsylvania: in quel caso un uomo armato cominciò a sparare a raffica, con il risultato che uccise undici persone e ferì quattro poliziotti. Anche allora furono chiamati in causa i suprematisti bianchi che, sin dall’avvento del KKK avevano come bersaglio i neri ma non disdegnavano la violenza anche verso gli ebrei.

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