Neonato muore dopo circoncisione fatta in casa: arrestati madre, nonna e santone

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La squadra mobile sta indagando su quanto accaduto a Quezzi la scorsa notte, dove un neonato ha perso la vita in seguito ad una circoncisione fatta in casa.

La madre, Maria Aneton, e la nonna del piccolo, Katerine Aigbidion, sono state arrestate e sottoposte ad interrogatorio. Erano state loro due stesse a chiamare l’ambulanza, che una volta arrivata ha solo potuto constatare la morte del piccolo di appena qualche settimana. La madre è una 25enne, il padre, anche lui nigeriano, è lontano dall’Italia.

CLJ_BARI_QUESTURA_REPERTI TROVATI IN CASA DEI NIGERIANI CON CUI HANNO PRATICATO CIRCONCISONE AL PICCOLO MORTO IERI. Nella foto un agente mostra del disinfettante ed alcune lamette utilizzate per la circoncisione artigianale. foto Luca Turi/Ansa

Secondo gli investigatori ad effettuare la circoncisione è stato un terzo, chiamato dalle donne. Infatti una terza persona, un uomo, è stato fermato alla fontiera di Ventimiglia, dove probabilmente stava cercando di fuggire oltre confine,  accusato di essere l’autore materiale dell’intervento.

Solo pochi giorni fa, alla fine di marzo, un altro intervento  di circoncisione ‘fai da te’, fra le mura di casa a Scandiano, risultato fatale. Il 23 Dicembre a Monterotondo un’altro caso simile, in cui un bimbo di 5 anni ha perso la vita e uno di 7 è rimasto in gravi condizioni.

In Italia, ogni anno, avvengono 5mila circoncisioni l’anno, il 25% sono clandestine. La Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) chiede di “Inserire la circoncisione rituale nei Lea (livelli essenziali di assistenza, ndr) o, in subordine, approvare una legge ad hoc affinché sia accessibile a chi la richiede in strutture pubbliche e private, nei primi mesi di vita del bambino, e a costi calmierati”. Il presidente Filippo Anelli ha dichiarato “L’unica soluzione possibile è dare a tutte le famiglie presenti in Italia la possibilità di effettuare questo vero e proprio intervento chirurgico in ambiente sterile e per mano di personale qualificato, chirurghi e anestesisti pediatrici, a carico del Servizio sanitario nazionale, pagando un ticket”.

 

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