Ogni anno circa 1,5 milioni di animali muoiono a causa della plastica che inquina i nostri mari. A farne le spese un paio di giorni fa è stato un capodoglio, spiaggiato in Sardegna.

La femmina di 8 metri è stata ritrovata sulla spiaggia di Cala Romantica, a Porto Cervo. I veterinari dell’Istituto Zooprofilattico di Sassari e della Facoltà di Veterinaria di Padova hanno verificato cosa contenesse la pancia del cetaceo, rinvenendo un feto in decomposizione di circa 2 metri e 40 e circa 20 chili di plastica.

La scoperta è stata comunicata su Facebook da Luca Bittau della onlus SeaMe, che si occupa di tutela della risorsa marina, che ha descritto il ritrovamento di oggetti all’interno della pancia dell’animale elencando “piatti monouso, un tubo corrugato usato per gli impianti elettrici, le comuni buste per la spesa, grovigli di lenze, sacchi condominiali e anche il contenitore di un detersivo, oltre ad altri rifiuti”.

Si sa, la plastica ha invaso le nostre acque creando un vero e proprio settimo continente costituito da rifiuti. L’Oceano contiene circa 79 mila tonnellate di plastica che inevitabilmente sono entrate sfondando la porta nella catena alimentare, andando progressivamente ad eliminare organismi che avevano un fondamentale ruolo in essa.

Questo ritrovamento è solo l’ultimo nel suo genere: un altro capodoglio è stato ritrovato in Spagna con 30 chili di plastica nello stomaco; erano invece 40 i chili all’interno della balena spiaggiata nelle Filippine, seguita da un’altra in Norvegia.

La plastica nell’ Oceano minaccia più di 800 specie. La soluzione è porre fine alla produzione di plastica, in particolare quella monouso.

L’UE si è già mossa in questi termini con una direttiva mirata, infatti dal 2021 la plastica monouso sarà vietata in tutti gli stati membri: addio dunque a piatti e bicchieri di plastica, posate usa e getta, cannucce e così via.

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